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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Giorno della Memoria

Il papà di don Camillo tra i deportati

Guareschi con i due interpreti di don Camillo e Peppone


Giovannino Guareschi, lo scrittore che diede vita alla famosissima saga del parroco Don Camillo e del suo acerrimo nemico Peppone, fu tra i deportati nel campo di concentramento di Sandbostel. Arruolatosi nell'esercito, dopo l'armistizio dell'8 settembre del '43, si rifiutò di continuare la guerra al fianco dei tedeschi e per questo fu deportato. Guareschi, come tutti quelli che non prestarono giuramento al Reich, non venne considerato un prigioniero di guerra ma un "Internato Militare Italiano" (IMI). La differenza con i prigionieri di guerra sembrerebbe sottile, ma gli Imi non rientravano nella convenzione di Ginevra e quindi non avevano diritto agli aiuti della Croce Rossa.

Guareschi, come i suoi connazionali, fu adoperato come lavoratore nelle fabbriche e nei campi, con turni di lavoro massacranti e con un vitto scarsissimo. Durante il periodo di prigionia riuscì a tenere un diario clandestino, pubblicato nel 1949 e dedicato ai "compagni che non tornarono".

Fu tra i pochi italiani che nei campi di prigionia riuscì a costruirsi e a tenere nascosta una radio a galena, con la quale si informava sull'andamento della guerra, tenendo così accesa la speranza del ritorno e il legame con la patria.

Romolo Londontano

[27.1.2010 - 17:30]



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