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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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Lo show a London

Stefano Bollani incanta il Bellini

Successo per Stefano Bollani ieri al teatro Bellini


Quando le luci della sala si abbassano sul pianoforte a coda, tutti noi siamo ben incastrati come api in un alveare. Il teatro Bellini, questa volta, è proprio stracolmo. Sono le 21.30 quando Stefano Bollani fa il suo ingresso silenziosamente, coi jeans strappati e la camicia sgualcita. Osserva il pubblico ben vestito delle prime file e s'inchina un paio di volte per ringraziarlo.

Il concerto di ieri sera parte in crescendo, in una sensazione prossima al risveglio. Lui esegue i suoi pezzi più noti, preciso in ogni gesto. Morbido e impetuoso. Se il pubblico per un istante perde l'attenzione, lui, chissà come, se ne accorge e subito rimedia. Colpisce i tasti di avorio coi gomiti, si mette in piedi, mima la musica col corpo e la bocca. Bollani dialoga col suo strumento, come con un vecchio amico, complice insostituibile.

Si fa fatica a credere che sia soltanto lui a schiacciare sui tasti bianchi e neri. Il palcoscenico del teatro non sembra poi così grande, perché Bollani lo riempie tutto. E lo fa con una musica che racconta di volti e posti lontani, come il Brasile.

La stessa musica sembra attraversarlo quando si alza di scatto dallo sgabello, batte con le scarpe sulle assi di legno del palcoscenico, percuote le corde del piano come fossero dei tamburi. La gente resta immobile, in una sorta di pace ipnotica. Incredula e ammirata, sembra quasi temere la sua prossima mossa. Allora lui nel mezzo dell'esecuzione finge di addormentarsi sui tasti, lascia pendere un braccio in direzione delle prime file e attende un applauso per risvegliarsi. Gioca un po' col pubblico. Si prende in giro e improvvisa alcune note de "La Gatta" di Gino Paoli. Gli applausi si mischiano alle risate. Passa per Bill Evans e chiude con "Pianofortissimo" di Carosone.

Scompare per un attimo, Stefano Bollani, e quando torna per il bis porta con sé taccuino e penna. "Diamo il via alle telefonate - dice in una risata - i prossimi pezzi li decidete voi". Tutto il teatro sta al gioco e grida i titoli più improbabili, come il tema dei Puffi, o di Happy Days. Lui, divertito, annota tutto meticolosamente, poi si siede al piano e accontenta tutti: Spiderman, Crudelia Demon, passando per George Gershwin. Adesso il pubblico guarda uno dei pianisti più apprezzati nel mondo mentre improvvisa le prime note del tema dell'Uomo Ragno e le mischia con quelle de "Il volo del calabrone".

Il concerto sembra finito con "Nuovo Cinema Paradiso", ma in realtà è il momento delle imitazioni: Battiato, Jovanotti e Buongusto in un medley esilarante.

Una signora, in fila alla biglietteria, ha esultato quando le sono stati offerti gli ultimi posti disponibili, in piedi. Adesso ne comprendo il motivo.

Lorenzo Marinelli

[11.5.2010 - 11:19]



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