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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Barcellona protesta

Il popolo spagnolo reclama la piazza

Sullo striscione è scritto: "Questa piazza è stata reclamata dal popolo"


BARCELLONA - "Caminante, no hay camino se hace camino al andar". Lo striscione di ingresso al presidio di "Indignados" nella Plaça Catalunya, il cuore di Barcellona, spiega che nella vita non esiste un percorso prestabilito, ma siamo noi che ce lo costruiamo. Nei versi della poesia di Antonio Machado si riassume lo spirito che sta animando da una settimana i giovani spagnoli nelle piazze delle città più importanti del paese. Si fanno chiamare "Los Indignados" (gli indignati) e hanno dato vita a una protesta pacifica e senza nessun colore politico. Nel mirino dei manifestanti c'è la corruzione del sistema politico ed economico del paese.

A una settimana dalle elezioni amministrative che si sono tenute ieri in Spagna, decretando una sonora sconfitta per il partito socialista di Zapatero, la protesta ha preso corpo nel Km O della capitale, la Puerta del Sol a Madrid. Qui è nata la mobilitazione del "15-M", l'espressione che prende il nome dalla data di inizio della protesta, il 15 maggio. Ma in poche ore lo spirito di 'indignazione' nato dalla piattaforma "Democracia real ya" ha contagiato le altre città, grazie anche al tam tam dei social network. In prima linea, c'è Barcellona. Nella piazza simbolo della capitale catalana, migliaia di giovani si sono dati appuntamento alcune ore dopo l'inizio della protesta, sulla scia dei cugini madrileni. Da una settimana il giardino centrale della piazza è occupato dall'accampamento Meyes.info indignati, che in più occasioni hanno dato vita alla 'cacerolada', un sonoro rintoccare di scodelle. Un presidio fisso, organizzato in vari spazi di discussione: dal dibattito sul conflitto israelo-palestinese alla rivolta dei paesi arabi, passando per la crisi finanziaria dell'Islanda. Il numero di accampati non accenna a diminuire neanche dopo la decisione della Giunta elettorale di smantellare il presidio nel giorno del silenzio pre-elettorale e nella giornata della chiamata alle urne. Tra uno striscione e l'altro -la maggioranza in catalano, perché lo spirito autonomista non si placa neanche in queste occasioni- si legge "Que no se calle la calle" (Nessuno faccia tacere la strada), oppure "Ni Zapatero ni Rajoy, democrazia HOY" (Né Zapatero né Rajoy, democrazia oggi).

Nella folla di manifestanti, tra turisti e curiosi, si riesce a scorgere anche qualche italiano, rapito dall'entusiasmo della protesta. Sara, 25 anni di Roma, è a Barcellona con il progetto Erasmus e non ha resistito al richiamo della piazza. "È una mobilitazione senza precedenti - commenta -. Questo tipo di proteste non possono lasciare indifferenti, soprattutto noi giovani, il cui futuro dipende dalle sorti di questo sistema sempre più corrotto. Dubito che questa partecipazione arrivi anche in Italia". Non è dello stesso avviso Francesco, 23 anni di Bologna, che sottolinea invece che una simile mobilitazione c'è stata in questi anni anche nel Belpaese con i movimenti nati dal blog di Beppe Grillo e i V-day organizzati dal comico.

Giulia Savignano

[23.5.2011 - 13:58]



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