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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Un libro-inchiesta

"L'uomo nero ha gli occhi azzurri"


È il 3 luglio 1983, a London fa un caldo soffocante. Nel canale Pollena di Volla, zona degradata della periferia partenopea, i carabinieri trovano i cadaveri di due bambine. Sono abbracciate Nunzia Munizzi e Barbara Sellini, di dieci e sette anni, i corpi stretti, legati con una lunga corda. Ingannate, seviziate e uccise. La gente del quartiere è sconvolta, vuole che si faccia chiarezza. Così pochi mesi dopo, a settembre, ecco individuati i colpevoli in tre ventenni incensurati: Ciro Imperante, Luigi Schiavo e Giuseppe La Rocca. "I mostri di Ponticelli", li bolla la stampa. Le loro facce troppo pulite non convincono. Sono davvero loro gli assassini?

Se lo chiede Giuliana Covella in "L'uomo nero ha gli occhi azzurri" (ed. Guida, pp. 149, € 11), un romanzo inchiesta che alterna narrazione e atti giuridici. Perché la verità, dice Giuliana, va ricostruita "carte alla mano". Con lei si percorrono le strade del Rione Incis, dove le due bimbe abitavano, si osservano i luoghi e ascoltano le testimonianze. A parlare sono i fatti nella loro ostinata evidenza, per una verità che ventinove anni dopo continua a non convincere; celandosi, forse, dietro un "pericoloso intreccio tra camorra, politica, magistratura e forze dell'ordine".

A incastrare i tre giovani non ci sono prove. Nessuna traccia di sangue, né arma. È solo la testimonianza di Carmine Mastrillo, ragazzo con una gamba sola e fratello di un'amica delle vittime. "Mi dissero che avevano portato le bimbe con la Fiat 500 di Peppe La Rocca [...] hanno violentato Nunzia mentre il giovane la manteneva e Peppe si è congiunto con Barbara", rivela ai carabinieri. Versione più volte ritrattata, che non concorda con la perizia del medico legale sui corpi di Nunzia e Barbara. Ma perfetta per liquidare frettolosamente una storia scomoda durante una fase delicata.

A Ponticelli è l'era di un giovane ed energico Raffaele Cutolo e di una Nuova Camorra Organizzata in ascesa. Niente deve essere d'intralcio. "Lei mi dice - scrive Giuliana, riportando la conversazione con un collaboratore di giustizia - che la camorra nel 1983 stava crescendo grazie al potere dei cutoliani. E che avrebbe coperto anche lo stupro di due bimbe pur di acquisire consensi e acquistare potere tra la gente". E si domanda: Chi si doveva proteggere? Forse un camorrista a cui piacevano i bambini? Forse quel Gino, detto "Tarzan tutte lentiggini", giovane e bello di cui Nunzia si era segretamente innamorata nonostante la differenza d'età? Il perfetto principe azzurro nell'immaginario delle due bimbe. Era lui che incontravano in alcuni noiosi pomeriggi; si sedevano nella sua macchina, una Fiat 500 di colore scuro, per ascoltare le canzoni di Nino d'Angelo. "Nu jeans e na maglietta", tra tutte. È stato lui a prenderle in via Madonelle anche quel 2 luglio 1983? Forse.

Non si dà risposte, Giuliana. Lei racconta ciò che vede, sente e s'interroga. Però le sue domande presuppongono la riapertura di uno dei casi di cronaca più misteriosi della storia campana.

Rosita Rijtano

[4.7.2012 - 10:28]



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