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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Vaticano

Condannato Gabriele

Il presidente del tribunale legge la sentenza


Un anno e sei mesi di reclusione. Si conclude cos il processo a Paolo Gabriele, l'aiutante di stanza di Benedetto XVI che era stato accusato di aver trafugato alcune carte riservate della Santa Sede, intercettate poi nel suo appartamento il 23 maggio scorso dai gendarmi del Pontefice.

Un processo lampo durato solo una settimana e con sole quattro udienze per Gabriele, che aveva dato l'inizio allo scandalo Vatileaks con la pubblicazione dei documenti sottratti sul libro di Gianluigi Nuzzi "Sua Santit". Il presidente del Tribunale Della Torre, nel leggere la sentenza ha dichiarato colpevole Gabriele "per avere operato con abuso della fiducia derivante dalla funzione da lui svolta alla sottrazione delle cose che erano lasciate o deposte alla fede dello stesso". Alla pronuncia della sentenza, l'ex maggiordomo di Papa Ratzinger, che fino a questo momento si trovava ai domiciliari, pare abbia risposto con un sorriso prima di uscire dall'aula. Nel corso del dibattimento gli stato chiesto se si ritenesse colpevole, ma Gabriele, ancora una volta, ha risposto di aver agito nell'interesse della Chiesa cristiana e del Pontefice, ritenendo quest'ultimo male informato da alcuni dei suoi pi fidati consiglieri.

Adesso la palla passa alla difesa del "corvo" che avr, a partire da oggi, tre giorni di tempo per appellare la sentenza presentando le motivazioni. Nessuna traccia invece dei nomi dei possibili complici fatti non pi tardi di due giorni fa dallo stesso Gabriele. Ufficialmente, come dichiarato da Della Torre "non risultata nessuna prova di correit o complicit con le azioni compiute da Paolo Gabriele, in quanto non emerso alcun elemento di prova".

Tutto finisce, dunque, in una grande bolla di sapone. Gabriele ricever probabilmente la grazia del Papa, anche se ad oggi non pervenuta nessuna lettera di pentimento. E sul futuro del corvo che, in mancanza di un penitenziario vaticano, potrebbe essere trasferito momentaneamente al Regina Coeli, da escludere un ritorno nelle stanze vaticane per servire Ratzinger o qualsiasi altro impiego in seno alla Chiesa cattolica.

Resta ancora da chiarire il movente. Cosa ha spinto Gabriele a sottrarre realmente quei documenti? Ma soprattutto, cosa contenevano quelle carte che riportavano sopra la scritta "da distruggere" in tedesco? Molto verosimilmente non lo sapremo mai. E mai come oggi, la Chiesa cattolica dovrebbe rispondere pubblicamente di quanto avvenuto, affinch la sua comunit, ma anche quella laica, venga a conoscenza delle verit nascoste.

Luca Maddalena

[6.10.2012 - 23:39]



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