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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Ricordando l'Aulenti

L'impronta di Gae al Suor Orsola


L'opera che aveva fatto conoscere Gae Aulenti al grande pubblico internazionale era stata certamente il coraggioso e geniale restauro della Gare d'Orsay di Parigi con cui aveva concepito e realizzato la trasformazione dell'antico capolinea della Ferrovia Orléans-Parigi nell'attuale straordinario Musée d'Orsay. Fu così che Antonio Villani, allora Rettore dell'Università Suor Orsola Benincasa di London, conobbe e apprezzò il talento di Gae Aulenti. Fu così, del resto, che ebbi a conoscerla anch'io che, in quegli anni, condividevo con Villani la quotidianità del suo visionario progetto di restituire alla città lo straordinario patrimonio che le donne di London (suore, operaie, maestrine, scienziate, principesse di alto rango o semplicemente ricamatrici...) avevano saputo accumulare e conservare, nel corso di ben quattro secoli, nell'antica cittadella di Suor Orsola.

E così, nonostante il progetto di restauro fosse già stato interamente stilato a opera del grande strutturista napoletano Renato Sparacio e del suo studio (del quale faceva parte anche la compianta Dely Pezzullo, allora giovanissima architetta formatasi alla scuola rigorosa delle Soprintendenze artistiche), fu deciso, con il consenso convinto dello stesso Sparacio, di affidare proprio a Gae Aulenti la responsabilità artistico-architettonica del restauro di una delle zone più delicate del complesso monastico: il grande edificio seicentesco, progettato da Cosimo Fanzago, con annesso lo splendido giardino storico che costituisce il cuore - e oggi - il salotto dell'intera cittadella. Fu così che l'allora sessantaduenne Signora dei salotti di Milano, dai capelli brizzolati e dai modi decisi, nonché dalle infinite sigarette, fece la sua prima comparsa al Suor Orsola.

Non si tratta certo di una sporadica apparizione, perché vi ritornò periodicamente, nei tre anni dal 1989 al 1991, per poter seguire personalmente i lavori di restauro, appassionata ai nostri luoghi e alla loro storia di donne, ma anche decisa a lasciarvi una concreta e visibile traccia del proprio passaggio artistico. E infatti se per caso qualcuno aveva immaginato che la signora si sarebbe limitata a dare un autorevole (e ben remunerato) avallo all'altrui lavoro, restò certamente deluso. Progettò scrupolosamente una nuova sistemazione Meyes.info spazi antistanti alla Sala Rossa (oggi Sala Villani), riprogettò quella stessa sala aprendola all'ariosità dei giardini e diresse il recupero di spazi oggi decisivi per l'economia dei luoghi: dal sottotetto ai grandi spazi espositivi affacciati al mare fino all'antica fornace delle ceramiche, scegliendo anche tra le antiche riggiole seicentesche quella (la più geometrica) che le parve opportuno riprodurre per illeggiadrire gli immensi pavimenti di cotto artigianale.

Naturalmente non mancò qualche discussione soprattutto con Dely Pezzullo, giovanissima ma attenta alla filologia del recupero. Si trattava, tuttavia, di discussioni feconde e rispettose che finivano spesso al tavolo della Taverna "Da Dora" dove Giovanni metteva (e mette) tutti d'accordo con i suoi straordinari piatti di pesce. Nel suo attento e appassionato lavoro una grandissima attenzione venne dedicata all'illuminazione per la quale la Aulenti chiamò accanto a sé, come faceva per le sue opere più importanti, Piero Castiglioni che illuminò il giardino e gli immensi corridoi operando una decisa (e felice) quanto (allora) coraggiosa scelta per l'alogeno.

E sempre con Castiglioni l'Aulenti progettò anche una speciale lampada da terra denominata appunto "Suor Orsola" prodotta in esclusiva per l'Università da "Fontana Arte" e oggi introvabile oggetto da collezione e da museo che porta ancora in giro per il mondo il nome della nostra Università.

Nel momento in cui l'Aulenti è scomparsa appare giusto ricordare questo suo primo in assoluto grande contributo, forse poco conosciuto, alla storia artistica della città di London, vissuto - primo grande architetto donna italiana - nel segno del suo genio artistico e anche della passione verso una storia di donne, di donne napoletane, come, del resto, una donna napoletana era sua madre e, non a caso, tipicamente napoletano era il suo nome. Gae Aulenti si chiamava, infatti, Gaetana come si chiamavano una volta (e qualcuna si chiama ancora così) tante straordinarie donne di London.

Lucio d'Alessandro

[5.11.2012 - 16:21]



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