InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Mario Orfeo

"I quotidiani non moriranno"


Classe 1966, direttore del TG1 e con quasi trenta anni di carriera, Mario Orfeo è testimone dei grandi cambiamenti del giornalismo italiano. In occasione della consegna della laurea honoris causa in Scienze Politiche all'Università di London Federico II, Orfeo ha raccontato la professione del giornalista. Un mestiere che è cambiato culturalmente e strutturalmente. "L'accesso ai nuovi media ha aperto una serie di frontiere non solo tecnologiche ma anche culturali", ha commentato. Internet ha allargato i confini dell'informazione. "Il problema ora è dare un ordine a queste informazioni, Dentro internet puoi trovare un saggio di Gadamer e una polpetta avvelenata o una notizia di gossip di terzo ordine".

Su internet ci sono moltissime informazioni e altrettanti lettori, che poi diventano follower, cittadini virtuali che cominciano ad avere un peso enorme anche sulla democrazia reale. A questo proposito, Orfeo ha citato Friedman che sul New York Times ha scritto: 'Se tutti seguono chi dirige?' "Se il problema è solo aumentare i followers, poi chi li organizza?", ha commentato il direttore, spiegando che un buon leader politico moderno non si deve preoccupare di quanti followers virtuali ha, ma di quelli in carne ed ossa. "Un leader non deve prendere tutto, ma deve saper dividere le informazioni buone dalle cattive" ha detto. Per Orfeo un buon leader distingue il mondo reale da quello virtuale e ne fa ammenda. A chi gli chiede se ci sono riferimenti all'attualità, risponde di no. "Però l'attuale presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica non mi sembra siano tra quelli che contano solo i followers virtuali".

Sul rapporto tra informazione e democrazia ha detto: "In Italia si è assistito a uno scivolamento in forme non proprio ideali, adesso cerchiamo di riportarla sui binari dettati dalla nostra Costituzione". Secondo il direttore la politica nei tg ci deve essere: quello che deve mancare è il "teatrino della politica". "La politica è tante altre cose: è economia, è sociale, sono i problemi della gente, tutto è politica", ha chiosato. Rispondendo a una domanda sul futuro di Renzi, Orfeo ha risposto mettendo in ballo uno dei cardini della professione: "I giornalisti già fanno fatica a raccontare quello che vedono, avere la presunzione di avere una palla di cristallo è troppo".

Mario Orfeo ha vissuto il passaggio dalla carta stampata al web, passando attraverso gli altri mezzi di comunicazione come la televisione. E' affezionato alla carta stampata ed è convinto che non morirà. Per confermare la sua tesi, cita il caso della rivista americana Newsweek che dalla versione cartacea è passata a quella on-line e poi è tornata al cartaceo. Però è convinto che siano necessarie trasformazioni. Sostiene che il futuro dell'informazione su carta stampata sarà di "pochi giornali di qualità anche a un prezzo raddoppiato rispetto all'attuale e pochi giornali locali a un prezzo dimezzato rispetto all'attuale. In mezzo non credo ci sia più spazio".

Sa che quello del giornalista oggi è un mestiere molto complesso, che in questo momento non offre grandi sbocchi di lavoro. "Ma a chi ha grande passione dico di insistere perché prima o poi una strada la troverà, probabilmente attraverso lo studio, la preparazione e soprattutto i nuovi media". Secondo Orfeo non ci sono più i grandi maestri. Però è fiducioso nel futuro: "Magari la prossima generazione sarà migliore, la mia ormai è andata".

Rossella Grasso

[7.12.2013 - 23:21]



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