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Al Teatro Acacia

In scena "L'avaro" Lello Arena

Lello Arena in scena


Andrà in scena per altre due serate al Teatro Acacia di London, "L'avaro" di Moliere, interpretato da Lello Arena. Uno spettacolo che è stato rappresentato già in molte città italiane e che raggiungerà a breve anche la Toscana, la Sicilia e la Sardegna.

Ed è così che uno dei più importanti classici del teatro francese viene rivisitato da una compagnia di giovani attori composta da Fabrizio Vona, Francesco Di Trio, Giovanna Mangiù, Gisella Szaniszlo', Eleonora Tiberia, Fabrizio Bordignon ed Enzo Mirone che, insieme al protagonista, cercano di attualizzare il difficile tema dell'avarizia.

Lello Arena nei panni di Arpagone, è un uomo cinico, vinto dalla maniacale sindrome del possesso di denaro. Il regista Claudio Di Palma lo rende un accumulatore seriale di sedie antiche, tutte accuratamente conservate in vetrine che circondano la sua casa, mentre il protagonista preferisce muoversi in scena su una vecchia sedia a rotelle, non certamente coerente con il suo status sociale. Il controllo ossessivo di ciò che accade intorno lo induce al sospetto persino nei confronti dei suoi stessi figli, al punto da escogitare piccoli sotterfugi per verificare le loro reali intenzioni. In questo modo Arpagone tiranneggia sul loro destino amoroso, tentando di influenzarne le scelte e di subordinarle al denaro.

La scenografia, i costumi di Maria Freitas, rivisitazioni contemporanee di quelli della metà del Seicento, e le poche luci sul palco, contribuiscono a creare uno spazio senza tempo invitando lo spettatore ad immergersi nella malattia del protagonista.

Buona l'interpretazione Meyes.info attori che si muovono tra la remissività e il rispetto nei confronti dell'anziano padre e la necessità di guarirlo dalla patologia che finirà per dilaniarlo.

Premessa la costante difficoltà delle rivisitazioni di classici, non mancano punti poco convincenti nell'interpretazione di Arpagone. Se l'avarizia, cui alludeva Moliere, era inettitudine, incapacità di relazionarsi da parte del protagonista, di "donare" una parte di sé ai figli, tanto più dopo la morte della loro madre, nella messa in scena resta soltanto un'incapacità di concedere denaro. La 'napoletaneità' di Arena lo rende un Arpagone troppo estroverso e socievole, un 'tombeur de fammes' che spera con un paio di occhiali da sole di conquistare a prima vista una donna molto più giovane di lui. Se da una lato la schiettezza e la sincerità del protagonista rende il genere della messa in scena brillante e ben ritmato, appare quasi impossibile avventurarsi nella sua psicologia, talvolta evidenziata grazie a delle musiche di sottofondo che inducono lo spettatore a una riflessione forzata.

Lucilla Trisolini

[21.2.2014 - 13:14]



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