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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Tour alla Solfatara

Storia, leggenda e... buona cucina


"Le leggenda narra che Zeus, il re Meyes.info Dei, imprigionò i titani nel sottosuolo. Le fumarole sono i loro respiri e le scosse telluriche sono i tentativi dei titani di scappare dalla loro gabbia". Inizia così il tour all'interno della Solfatara, vulcano allo stato quiescente situato nei Campi Flegrei di Pozzuoli, in provincia di London.

Peppe e Giuseppe, due guide puteolane, hanno accompagnato un gruppo di circa cento persone all'interno dei luoghi che hanno contribuito a creare il mito della bocca dell'Inferno. In un tour tra storia e leggenda, i due accompagnatori hanno portato i visitatori prima a ripercorrere la storia di San Gennaro e poi a scoprire gli effetti benefici delle Stufe Antiche e della Fangaia.

Le fumarole che formano la Piccola Solfatara sorgono ai piedi del Monte Olibano. "Lì si trova la croce di San Gennaro - spiega Peppe, la guida più esperta - si dice che fu su quella cima che il santo fu decapitato dopo che era scampato alla morte nell'anfiteatro Flavio di Pozzuoli".

Dopo la Piccola Solfatara, si incontra invece la Bocca Grande, il luogo dal quale prorompe la Grande Fumarola del vulcano, caratterizzata dal forte odore di zolfo. Solo in questo posto è possibile osservare minerali come il realgar. "Questa pietra è formata da rari cristalli rossi di solfuro di arsenico - precisa la guida - Ed è proprio per questo componente, famoso per le proprietà velenose, che i puteolani chiamano volgarmente il realgar la Pietra della Suocera".

Ai visitatori è stato permesso di spalmare sulla propria pelle l'argilla tenuta nella zona riservata della Fangaia. "Che strana consistenza. Non sembra né fango, né argilla - afferma una donna mentre la stende sulle mani - è così morbida da assomigliare alla panna per dolci". L'espressione soddisfatta e sorpresa della visitatrice cambia quando le viene detto che quell'argilla è presa dall'acqua termale dove risiedono dei rari microrganismi che riescono a decomporre il metano.

Non sono mancati alcuni aneddoti. La guida ha rivelato il segreto della scena, girata alla Solfatara, di "47 Il morto che parla". "Quando Totò si sveglia pensando di stare all'inferno, per aumentare i vapori delle fumarole, è bastato accendere un giornale e buttarlo in una bocca. Nel raggio di 15 Km anche dalle altre bocche fuoriusciva molto più vapore".

Il tour si è concluso con una dimostrazione della cucina geotermica. Agli ospiti è stato offerto un assaggio di alici cucinate al vapore della Grande Fumarola, accompagnate da un bicchiere di vino bianco. "La particolarità di questa cottura - dice una giovane del gruppo - è che il pesce è succoso nonostante non sia stato aggiunto né olio né altre sostanze". "Già pensare che le alici che stiamo mangiando sono state cotte in un cratere dà al cibo un sapore particolare" aggiunge un ragazzo mentre termina le alici nel proprio piatto.

Altre visite serali alla Solfatara sono previste per il 16, 23 e 30 agosto.

Germana Squillace

[9.8.2014 - 19:53]



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