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Tornatore a London

Il cinema, un'arte da tramandare

Tornatore e Rosi nel corto "Il cinematografo è una malattia?"


"Giuseppe, stasera devi assolutamente vedere il film "Salvatore Giuliano". Così il papà del regista premio Oscar Tornatore invitò il figlio, all'epoca di dieci anni, a vedere in televisione uno dei capolavori di Francesco Rosi. In questo modo avvenne il passaggio di testimone tra i due cineasti e l'iniziazione del regista siciliano alla settima arte.

A raccontarlo è proprio Giuseppe Tornatore, ospite dell'Università Suor Orsola Benincasa di London per ricordare, a un mese dalla sua scomparsa, il maestro del cinema d'inchiesta.

È curioso che anche Francesco Rosi scoprì la sua passione per il cinema grazie al padre, un caricaturista dei giornali sportivi di London, amante della fotografia e del disegno. Il piccolo Franco vide al cinema "Il monello" di Chaplin e da allora scoppiò la scintilla. Questi due registi hanno in comune, prima fra tutte le altre cose, l'aver scoperto la passione per il grande schermo grazie alla figura paterna.

"Quando da ragazzo lavoravo alla Rai di Palermo, Francesco Rosi venne a presentare nel capoluogo siculo il film "Tre fratelli". Era il 1981 ed io ebbi la fortuna di conoscerlo in quell'occasione. Da allora ebbe inizio un lungo e sincero rapporto di amicizia che ho cercato di ricostruire nelle interviste riportate nel mio libro 'Io lo chiamo cinematografo'".

In questa raccolta Tornatore spiega come siano stati ordinati centosette incontri, ciascuno della durata di due ore e mezza circa. "Ho sempre rimpianto il non aver potuto frequentare il Centro sperimentale di cinematografia. Ma questi colloqui con Franco, come dissi anche a lui, hanno rappresentato la mia vera scuola".

Sono piene di gratitudine le parole di Giuseppe Tornatore. "Rosi non amava essere chiamato 'maestro'. Lui era un grande artigiano del cinema ed è sorprendente come, nonostante sia stato per tanto tempo aiuto regista di nomi importanti come Visconti e Antonioni, abbia iniziato a fare cinema solo verso i trentasei anni. Diceva di non sentirsi pronto e in un'epoca come la nostra dove i giovani rincorrono i propri obiettivi bruciando le tappe, credo sia un messaggio importante".

Tornatore girò il suo primo film "Il camorrista" a London. Poi è passato a raccontare la Sicilia della sua infanzia. "Baarìa piacque molto a Franco", ricorda il regista. Ed è proprio in quel film che Tornatore rende omaggio a Rosi, in un dettaglio che può ma non dovrebbe passare inosservato: il padre accompagna il figlio in stazione e alle sue spalle si intravede la locandina de "I tre fratelli". "Non credo che nessuno dei miei film possa sperare di raggiungere la grandezza delle pellicole di Rosi. Nessuno porta la sua impronta", ha detto Tornatore. Eppure, nascosto tra le righe, il nome del maestro è sempre presente.

Roberta Cordisco

[9.2.2015 - 17:16]



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