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IL MASTER GERENZA CONTATTI

La psicoterapeuta

Quando coltivare la terra
aiuta anche a guarire


L'alchimia tra la terra e l'uomo è il principio naturale su cui si reggono gli orti urbani. La quintessenza del coltivare prodotti agricoli nel perimetro cittadino è tutta racchiusa negli effetti terapeutici che questa pratica, sempre più frequente, porta con sé. Lo sa bene Elena De Rosa che, attraverso la sua esperienza di psicoterapeuta presso l'Asl London 1, guarda al fenomeno Meyes.info orti in città come ad una terapia dai molteplici vantaggi.

«Il contatto fisico con la terra - spiega De Rosa - produce benefici all'autostima per tutte le patologie relative alla strutturazione del sé, come ad esempio la depressione, e a quelle legate alla capacità di risolvere problemi ("problem solving") e alla fluidità del pensiero».

La memoria della psicologa corre subito al caso di un suo piccolo paziente: «Ho curato un bambino autistico che non aveva accesso al linguaggio e dimenticava le parole memorizzate. Tendeva a giocare con oggetti freddi. Dopo un lavoro particolare con la terra, rotolando sul prato e giocando, ha ottenuto notevoli progressi». Altra patologia, altra storia. Un uomo schizofrenico, proveniente da una famiglia contadina e allontanatosi dal mondo dell'agricoltura a causa della grave malattia, è migliorato proprio dopo aver ripristinato questo rapporto a lungo interrotto. I benefici arrivano anche per le persone non affette da particolari patologie: «La natura è generosa con tutti», afferma in tono appassionato De Rosa.

Tanti i risvolti psicologici. L'approccio classico di memoria freudiana ricollega la pratica dell'agricoltura con la regressione e il potenziamento di ciascuna fase dello sviluppo psichico-analitico della persona. «La terra - spiega la psicoterapeuta napoletana - di sicuro sviluppa una vicinanza fisica riconducibile alla fase orale dello sviluppo. Segue quella anale, ovvero quando si raccoglie il prodotto coltivato, e, infine, si ha quella fallico-genitale che coincide con la costruzione del sé attraverso il rapporto corporeo con l'elemento naturale».

Se coltivare pochi metri quadrati di orto nel tessuto urbano possono considerarsi una cura psicologica innovativa, le origini risalgono a pratiche già sperimentate dagli antichi greci. «Rinvia - chiarisce la psicoterapeuta - al concetto del prendersi cura dell'altro, che è la natura, e, in questo modo, anche di se stesso».

Gli effetti, assicura De Rosa, vengono potenziati se al contatto fisico con la terra si associa la musicoterapia e l'arteterapia, come ha sperimentato in trent'anni di vita professionale. «Mi viene in mente il caso di una signora che ho curato con la musicoterapia in una struttura protetta per pazienti psichiatrici usciti dai manicomi. Avevo inserito dei semi all'interno di strumenti musicali artigianali, simili a maracas. L'apertura di questi oggetti, inserita all'interno di un preciso discorso (attività di counseling) ha arricchito il suo linguaggio e ripristinato la memoria di situazioni passate». I benefici della natura, talvolta, compensano quelli ottenuti in modo artificiale: «In molti di questi casi è possibile addirittura ridurre il dosaggio dei farmaci perché la persona si trova in uno stato di maggiore benessere».

La psicologia, su quest'aspetto, viaggia ancora con il freno a mano. «Nei corsi di laurea in psicologia questa forma di cura non viene studiata. Forse, per questo, negli ultimi anni è stata utilizzata di più da educatori, pedagogisti e riabilitatori. È la cultura psicologica italiana che guarda più all'interno della persona piuttosto che al suo "esterno"».

Osservando la situazione napoletana, la psicoterapeuta racconta di un collage di progetti: «Ci sono molte esperienze frammentate, a volte prive di un'equipe di persone competenti e non finalizzate al benessere della collettività, ma solo all'utilizzo dei fondi. Ho notato, invece, ottime esperienze di orti urbani non finanziate e messe in campo da associazioni o gruppi di lavoro dalla grande semplicità e umiltà, supportate dall'esperienza di alcuni contadini». Non ha dubbi su quali iniziative andrebbero valorizzate.

Paola Corona

[1.12.2016 - 14:05]



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