InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Cronista minacciato

�Ho vinto in tribunale
ma non finisce qui�

Paolo Borrometi, il giornalista minacciato


�Un piccolo pezzo di giustizia � stato fatto�. Paolo Borrometi commenta cos� la sentenza del Tribunale di Ragusa che ha condannato in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione Gianbattista Ventura, presunto reggente del clan mafioso che controlla la citt� di Vittoria e la provincia di Ragusa. I giudici hanno riconosciuto la tentata violenza privata, reiterata nel tempo, ai danni del giornalista dell'Agi e direttore de laspia.it, il giornale online dal quale Borrometi ha denunciato gli affari dei clan mafiosi nella provincia siciliana. Oltre alla pena detentiva, Ventura � stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e al risarcimento di 25.000 euro in favore del giornalista e di 2.500 euro per le tre parti civili, il Comune di Vittoria, l'Ordine nazionale dei giornalisti e, per la prima volta accanto a un cronista minacciato, la Federazione Nazionale Stampa italiana.

Borrometi, come e quando � cominciata questa vicenda?

�Tutto � iniziato nell'autunno del 2014, con un articolo sulle infiltrazioni mafiose nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, il pi� grande del Sud. Denunciavo il sistema mafioso con nomi, cognomi e foto. Tra questi c'era quello di Titta Ventura, del fratello Filippo, capoclan in carcere, e dei rispettivi figli, tutti arrestati dopo le mie inchieste. Quella stessa sera ricevetti le prime minacce da Ventura�.

Questa, per�, non � la prima volta che Borrometi riceve avvertimenti da parte dei clan della Stidda. Nell'aprile del 2014, dopo alcuni articoli sulle influenze delle cosche mafiose tra Scicli e Vittoria, due persone incappucciate aggrediscono il giornalista davanti alla porta di casa, provocandogli una menomazione permanente alla spalla. Uno dei due mentre lo picchia gli dice: " T'affari i cazzi tui. U' capisti?". Ma Paolo continua a scrivere e, parallelamente, continuano le minacce e le intimidazioni. Nell'agosto del 2014 gli incendiano la porta di casa, episodio che fa scattare l'assegnazione della scorta. Paolo denuncia e va avanti, portando alla luce gli interessi della famiglia mafiosa.

Dopo quella vicenda continui a scrivere delle attivit� dei Ventura. Giusto?

�Qualche mese pi� tardi denunciai gli affari sporchi della famiglia nelle agenzie di pompe funebri, chiedendo ai cittadini di Vittoria di non rivolgersi pi� alla loro attivit� commerciale. Aveva ragione Falcone quando diceva che, se intacchi i loro interessi economici, vai a toccare un nervo scoperto. E cos� fu. "U' Ziu" Titta Ventura mi fece sapere che mi avrebbe "scippato la testa ovunque. A Modica, Vittoria o Roma, ovunque gli amici ci sono". In tutta questa vicenda ho denunciato 7 episodi di minaccia, ciascuno legato ad un articolo. I giudici di Ragusa ne hanno riconosciuti 6�.

La FNSI ha definito questa una sentenza storica

�E lo �. Perch� sancisce il principio per cui non si pu� minacciare un giornalista e far passare la questione in secondo piano. A di l� del risarcimento in mio favore, che ho deciso di devolvere in beneficenza, un grande valore lo hanno quelli per l'Ordine e la Federazione, perch� riconoscono un risarcimento a tutta la categoria e non solo al singolo�.

Cosa ha significato per te combattere questa battaglia con il sostegno della Fnsi e dell'Ordine dei giornalisti?

�� stato un gesto fondamentale e non solo simbolico. Io so cosa vuol dire essere solo. Dopo l'aggressione del 2014 sono stato relegato ad una solitudine infernale ma che, per mia fortuna, sono riuscito a rompere con le unghie e con i denti, grazie anche al sostegno di tanti colleghi. Spesso, invece, molti giornalisti, soprattutto nelle realt� locali, non denunciano piccoli e grandi soprusi perch� temono di ritrovarsi ancora pi� soli. Questa sentenza dimostra che denunciare � fondamentale e che non si ritroveranno soli ma avranno accanto, come � successo a me, la Federazione e l'Ordine a supportarli�.

Talvolta denunciare atti intimidatori di questo tipo pu� avere come conseguenza quella di incattivire ancora di pi� chi sta dall'altro lato. Quando tutto � iniziato, ti sei mai chiesto se denunciare fosse, o no, conveniente?

�Il problema italiano � proprio questo: ricercare una convenienza in tutto quello che facciamo. Non dobbiamo denunciare perch� conviene a noi ma perch� � eticamente giusto e conviene a tutta la societ�. Un giornalista ha il dovere di raccontare e di denunciare i fatti che vede, anche quando accadono a lui, mentre fa il proprio lavoro. E poi, nel mio caso, quelle minacce non servivano solo a impedire a me di scrivere ma, soprattutto, agli altri di leggere. In quanto giornalista avevo il dovere di denunciare. � ovvio che nel momento in cui la mia vicenda � diventata di dominio pubblico ho avuto pi� paura. Ed � una paura che ho ancora oggi perch� quando si parla di un boss o di un clan non basta eliminare il singolo. Ci sono decine, centinaia, a volte migliaia di affiliati, disposte a fare di tutto pur di mettersi in vista con i vertici del clan. Quindi no, non ho mai pensato alla convenienza personale, ma alla paura, s�. E penso che questo sia umano�.

La sentenza, oltre alla condanna, ha sancito anche l'inefficacia Meyes.info arresti domiciliari per Ventura e ha disposto la sua scarcerazione. Sapere che � tornato in libert�, in qualche modo, fa crescere la paura?

�Si, anche perch� oltre a questo processo, al momento, ce ne sono altri quattro in corso nei confronti di altre persone. E probabilmente se ne apriranno altri ancora perch� ho sporto 107 denunce per minacce di morte contro decine di persone diverse. Tuttavia continuo a pensare che la paura non possa bloccarci. Deve servire a farci prendere coscienza di un pericolo che � reale, pur continuando a raccontare, a fare il nostro lavoro�.

I processi non finiscono in primo grado. L'accusa aveva chiesto 6 anni e 6 mesi e l'aggravante del metodo mafioso.

�Io faccio parte della scuola di pensiero per cui le sentenze non si commentano ma si accettano. Ma credo sia lecito immaginare che la Procura far� ricorso in appello per far s� che sia riconosciuto ci� che al momento manca, cio� il metodo mafioso. Per il momento, per�, posso dirmi felice perch� giustizia � stata fatta�.

Un pezzo alla volta.

Emilia Missione

[10.4.2017 - 13:47]



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