InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Discriminazioni

L'importanza delle parole
nel giornalismo sportivo

Il giornalista Valerio Piccioni


Lo sport, i diritti umani, Facebook. Sono questi i temi della seconda mattinata di lavori del convegno "Tra le parole e i fatti" organizzato dall'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. Nell'Auditorium Antonianum di Roma tre i moduli di formazione per gli studenti delle scuole di giornalismo italiane. La sessione si aperta con il racconto del mondo sportivo attraverso i pregiudizi fatto da Valerio Piccioni giornalista de La Gazzetta dello Sport dal 1990.

"Sono tante le discipline non narrate dai mass media, c' sempre il bisogno di una spinta esterna come nel caso dell'arrampicata su cui c' pi attenzione da quando diventato sport olimpico" l'allarme di Piccioni, cronista di ben sei Olimpiadi, otto Tour de France e sei giri d'Italia. "Noi crediamo che lo sport sia un'isola rispetto alla storia del mondo, ma in molte occasioni non stato cos" ha aggiunto.

E sull'omofobia nel calcio (dalle dichiarazioni offensive all'uso dell'appellativo 'frocio' sui campi) ha detto: "Spesso serve il caso eclatante per attirare attenzione su questi tempi. Il coming out resta ancora un fatto clamoroso". Gi, coming out e non outing, parola pi usata a tal proposito ma che in realt indica una dichiarazione indotta dall'esterno e non volontaria. "Eppure l'informazione oggi standardizzata, il main stream propone poche notizie, tutte uguali e per mancanza di tempo non vengono usati i termini adatti", ha spiegato.

Ritorna l'importanza dell'uso delle parole, per non ferire i diretti interessati, una direzione avviata gi nell'ultima relazione del primo giorno del convegno, moderata da Stefano Trasatti. Il giornalista sociale e docente della Lumsa di Roma ha messo in guardia i presenti dall'uso di parole come clandestinit, straniero, etnia, razza, regno, di colore, tutte potenzialmente molto offensive.

"Anche dire che ha vinto l'africano - ha sottolineato infine Piccioni - un pregiudizio perch ogni atleta ha il suo nome, il suo cognome, la sua storia. Le categorie del razzismo inconsapevole sono ancora diffuse". Nei suoi libri descrive non la storia, ma le "microstorie".

Emanuele La Veglia

[27.6.2017 - 12:12]



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