InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Jimmie Akesson

Il sovranista svedese
che spaventa l'Europa


Quando, nel 2005, Jimmie Akesson fu eletto leader di Svezia Democratica - il partito di ultradestra che alle elezioni di domenica scorsa ha toccato il risultato record del 18% - il suo primo atto fu un'epurazione: cacciò dal movimento i membri più estremisti, tra cui la suocera rea di aver espresso opinioni antisemite.

Abbandonati i toni neonazisti, Akesson ha puntato tutto su due temi: la lotta all'immigrazione incontrollata e la fuoriuscita dall'Unione Europea.

Classe 1979, il leader indiscusso dell'ultradestra svedese - dopo aver abbandonato gli studi ed aver lavorato come web designer - ha fatto i primi passi politici nel Partito Moderato. Solo nel 1995 lo abbandonerà per aderire all'Associazione giovanile di Svezia Democratica perché attratto dai toni più forti e lposizioni più dure.

In un Paese che conta 250mila migranti su un totale di 10 milioni di abitanti e che inizia a sentirsi a disagio per la mancata integrazione dei nuovi immigrati, Akesson ha trovato terreno fertile per portare avanti la sua agenda conservatrice: welfare state solo per i nativi, difesa dei valori tradizionali, dirottamento dei fondi per l'accoglienza verso il sistema sanitario nazionale e, dulcis in fundo, la Swexit: la Brexit in salsa svedese.

Nonostante i modi da bravo ragazzo, Jimmie ha rischiato di perdere il favore dell'elettorato almeno tre volte. La prima quando - da poco sceso in politica - gli fu attribuita la regia (sempre negata) di uno spot razzista in cui una anziana donna in girello veniva aggredita da donne in burka e bimbi neri in passeggino. La seconda quando nel 2014 fu accusato di aver bruciato 70mila dollari nei video poker. Pur non avendo mai negato il vizietto del gioco d'azzardo, Akesson bollò la vicenda come un tentativo di distruggere la sua immagine politica.

La terza crisi, forse la più grave, arrivò qualche mese dopo, quando a causa di una brutta depressione fu costretto ad abbandonare temporaneamente la politica e la guida del partito.

Tutto perdonato! Tornato, dopo un anno, alla guida della sua Svezia Democratica, Akesson è riuscito a convincere l'elettorato e a conquistarlo.

Ancora un'ombra, però, grava sull'immagine di Jimmie: il suo presunto passato neonazista. Non ci sono fonti o testimonianze dirette, ma lui ci tiene a precisare: "Non siamo razzisti, non siamo xenofobi. Tutti quelli che avevano posizioni estremiste sono stati invitati da tempo a lasciare il partito". Ma soprattutto, guai a paragonarlo agli altri sovranisti d'Europa come Salvini e Orbàn. Akesson si tiene a distanza di sicurezza dai suoi "omologhi" europei e lo stesso ex primo ministro svedese Carl Bildt in un'intervista al Corriere ha confessato: "Personaggi come Wilder (leader populista olandese, ndr) e Orbán sono di gran lunga più brutali: lui sembra quasi moderato, paragonato a loro".

Questo "estremismo moderato", però, non gli ha risparmiato lodi da parte del ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini, che su si è congratulato, augurandosi "di poterlo incontrare e di trovarlo dopo le elezioni in una nuova e prestigiosa veste istituzionale".

Ma la verità è che Akesson è poco interessato a ciò che accade fuori dai confini nazionali. Poco importano le parole della Le Pen che commentando i risultati elettorali ha parlato di una "brutta serata per l'UE". Poco importano gli endorsment di Orban e Wilders. Ciò che importa ora è non deludere gli elettori. Lo sa bene Akesson che nella sua prima uscita pubblica è stato circondato da una folla festante al grido "Jimmie Be Good".

[12.9.2018 - 08:25]



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