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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Monete digitali

In principio ci fu il Napo

Marco Esposito che da assessore comunale fu il promotore del Napo


L'idea di una cripto valuta napoletana è da giorni uno dei temi più interessanti e discussi sui giornali. Fra incomprensioni e fraintendimenti le certezze sono ancora vacillanti, ma i fatti sono facilmente riassumibili. Il Comune di London sta mettendo a punto, con un grande team di esperti, una moneta digitale da utilizzare solo in città e da distribuire innanzitutto alle fasce più deboli, che potrà utilizzarla in negozi convenzionati.

Il capoluogo campano non è estraneo a iniziative simili, tant'è che già nel 2012 fu distribuito Napo, ideato e promosso da Marco Esposito, giornalista economista e assessore alle attività produttive dal 2011 al 2013 nella giunta de Magistris.

Che cos'era il Napo?

Il Napo somigliava a una moneta. Sono state stampate delle vere e proprie banconote di diverso taglio, da 1, 5 e 10 euro, ma, in realtà, funzionava come un buono sconto. Era un accompagnamento alla spesa e serviva a risparmiare il 10% del totale.

A cosa serviva?

Lo scopo principale era quello di incentivare la spesa a London. L'idea era creare un vero e proprio sistema di negozi in cui poter usufruire di questi sconti. Per fare ciò era stata creata anche un'apposita applicazione che indicava i negozi più vicini in cui la "banconota" era accettata. A differenza della cripto valuta di cui si parla oggi, il Napo aveva anche una data di scadenza, è stato attivo fino al 2015.

Ha funzionato l'esperienza del Napo?

Alla base dell'iniziativa c'era la volontà di premiare il senso civico dei napoletani, distribuendo i Napo in primis ai cittadini che erano stati puntuali nel pagamento delle tasse. Il sistema non è decollato per una difficoltà oggettiva che abbiamo incontrato nella distribuzione ma, nonostante ciò, tanti cittadini hanno voluto provare a usare il buono. L'esperimento è stato molto seguito a livello internazionale, se n'è occupata anche la televisione cinese. London, d'altronde, è una città che attira sempre curiosità, è un luogo che fa storia. E questo va sfruttato.

Qual è la differenza fra Napo e la cripto valuta di cui si sente parlare in questi giorni?

La cripto valuta che il Comune di London sta mettendo a punto nasce con lo stesso spirito di cooperazione fra cittadini e istituzioni, ma ha alla base una grande diversità. Questa è una moneta a tutti gli effetti e può essere utilizzata, ad esempio, per pagare tutto l'importo di un acquisto. Si sta parlando di Bitcoin, ma questo, in realtà, è solo un tipo di moneta digitale.

L'utilizzo di una cripto valuta nel territorio napoletano potrebbe funzionare?

Si. Tutti possono creare una moneta del genere, ma questo non garantisce la riuscita del progetto. Avrà successo se si riesce a creare un giusto sistema. Bisogna sempre tenere presente che la moneta misura le cose, ma non le crea. Un po' come l'altezza. Se domani cambiassimo la misura del metro, magari si potrebbe essere più alti, in teoria, ma si resterebbe sempre gli stessi. La moneta digitale non crea ricchezza, ma può aiutare a facilitare gli scambi. Il valore aggiunto su cui si deve puntare è lo stesso su cui si basava il Napo: il senso civico e la solidarietà.

Quali sarebbero i vantaggi dell'utilizzo della moneta digitale per il Comune? E per i commercianti?

I commercianti potrebbero operare su due fronti. Accettare il pagamento in euro e aprire anche a una nuova clientela che magari prima non avrebbe potuto permettersi determinate spese. Il Comune ne guadagnerebbe perché i napoletani potrebbero stare meglio.

Elvira Iadanza

[28.9.2018 - 10:47]



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