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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

MsF e migranti

Quello di Riace è
l'unico modello sostenibile


Alessandro dice di non voler fare politica. Si schermisce. Ripete più volte di voler soltanto raccontare quello che ha visto. Ma Giuseppe non la pensa così. Per lui ogni parola è politica. Soprattutto quando parli di migranti.

Andando in giro per l'Italia i due operatori di Medici senza Frontiere hanno osservato da vicino le condizioni in cui vivono molti di loro e ora non possono non parlarne. Hanno foto e testimonianze che mostrano al pubblico durante la conferenza organizzata al Museo Archeologico di London nell'ambito di "Ricomincio dai libri", la fiera napoletana della letteratura che quest'anno ha come tema principale "la frontiera". Quale occasione migliore per riflettere su un tema così delicato.

A dare maggior calore alle parole di tanti migranti costretti a dormire per strada o in luoghi privi dei più basilari servizi igienici è la voce di Marco D'amore, noto attore e regista napoletano.

Marco legge le storie di Abdakar, di M. e di tanti altri poveri disperati senza nome. Ma non aggiunge altro. Oggi non è qui per parlare di sè. Oggi lui presta soltanto la sua voce a tutti quelli a cui una voce non è mai stata data.

Nella rivista "Fuori campo", pubblicata da Medici senza Frontiere a febbraio, si leggono i dati raccolti nel 2016-2017 sulle baraccopoli di Foggia, la tendopoli di Bari, il tunnel occupato a Gorizia, lo sgombero del 19 agosto a Roma, la situazione alle frontiere. Dal Nord al Sud Italia non cambia molto: la sofferenza dei migranti è la stessa.

Dopo quello che ha visto, Giuseppe è arrabbiato. In collera con un governo che a detta sua non fa altro che complicare le cose. É chiara la denuncia dell'operatore di Medici senza Frontiere. Il nuovo decreto legge sicurezza e immigrazione proposto dal ministro dell'Interno Salvini e firmato giovedì dal Presidente Mattarella peggiorerà la situazione Meyes.info immigrati. E spiega subito perché.

Con il nuovo decreto verranno smantellati gli Sprar, i centri statali di competenza del Comune, mentre si promuoveranno i Cas, i centri statali di cui si occupa la Prefettura. A fare la differenza sono i servizi garantiti dalle due tipologie di strutture: i Cas forniscono soltanto vitto e alloggio, negli Sprar i migranti lavorano, studiano e si aiutano tra loro. Secondo Giuseppe soltanto in quest'ultimo caso si può parlare di vera integrazione. Come è avvenuto a Riace, il paesino calabrese che sotto la guida del sindaco Mimmo Lucano e grazie a una forte inclusione è letteralmente rinato.

«É un caso che il decreto venga approvato e gli Sprar chiusi proprio quando Mimmo Lucano viene arrestato? - chiede Giuseppe al pubblico in sala. Qualcuno mormora, nessuno risponde -. Il modello di Riace è l'unico realmente funzionale» incalza Giuseppe. É convinto che sia l'unico modo possibile per far integrare veramente i migranti, facendo in modo che possano studiare la lingua italiana e abbiano gli strumenti necessari per provvedere al proprio sostentamento, partecipando alla vita comunitaria.

Dopo avergli chiesto di indicare altri sindaci disposti a replicare l'esperienza di Riace Giuseppe risponde che esistono già tanti altri comuni coinvolti nella rete Sprar che hanno valorizzato le loro risorse grazie all'accoglienza.

Ed è vero. Basta nominare l'esperienza di Satriano (Catanzaro), Santorso (Vicenza), Sant'Alessio in Aspromonte (Reggio Calabria), Chiesanuova (Torino), Santa Marina (Salerno) e Capua (Caserta). Tanti piccoli centri che presto scompariranno per dare spazio a strutture più grandi.

Titti Pentangelo

[8.10.2018 - 12:21]



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