InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

E ti chiamaron matta

Celestini e Lega portano
in scena il disagio mentale


Iniziò tutto nel 1972 quando Gianni Nebbiosi, psichiatra e psicanalista romano, cercò, con l'album "E ti chiamaron matta", di tradurre in musica il disagio delle malattie mentali. Sono le prime avvisaglie di quella "psichiatria democratica" che si tradurrà nel 1978 nella famosa legge 180, la "Legge Basaglia", che quest'anno compie 40 anni. Proprio alla riforma di Franco Basaglia è dedicato il festival MalaMente che si terrà dal 31 ottobre al 3 novembre all'Ex-OPG Occupato "Je so' pazzo" di London e che è stato inaugurato anticipatamente da uno spettacolo, mutuato proprio dall'album di Gianni Nebbiosi, lo scorso 3 ottobre. Con "E ti chiamaron matta" il cantautore Alessio Lega, il polistrumentista Rocco Marchi e l'attore teatrale Ascanio Celestini hanno portato sul palco di Via Imbriani le canzoni e i temi di Nebbiosi arricchiti da monologhi e pezzi inediti.

Al centro della narrazione la vicenda di Franco Mastrogiovanni - maestro elementare di Pollica - che nel 2009 morì a 58 anni dopo 82 ore di contenzione, digiuno e solo, legato ad un letto del reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania, dove era stato forzatamente ricoverato per un trattamento sanitario obbligatorio (TSO).

Come mai la scelta di questa tematica così poco 'alla moda' come le malattie mentali?

Lega: Nel nostro caso è come ricordarsi il primo bacio. Io ed Ascanio ci siamo conosciuti poco dopo il 2008 proprio parlando di questa tematica. Lui stava lavorando al suo film "La pecora nera" e io avevo appena fatto il disco da cui poi è sortito questo spettacolo. Ora, dieci anni dopo, lo stiamo riproponendo. In memoria di Franco Basaglia, ricordato da alcuni con disprezzo ironico e da altri con amore. Basaglia aveva affermato una cosa molto chiara: chi non ha, non è. Noi che lavoriamo sulla marginalità ci siamo ritrovati su questi temi perché non è una questione di malattia ma di povertà.

Le maggiori critiche alla legge 180 erano quelle che la definivano "una rivoluzione incompiuta". I manicomi non esistono più, ma cosa viene dopo?

Celestini: Basaglia è morto presto, quello che viene dopo non l'ha proprio visto. Sui manicomi ci sono tante leggende. Dal 1978 la legge prevedeva che nessuno potesse più entrare in manicomio, non che uscissero tutti quelli che già c'erano, era iniziata la lentissima chiusura e dismissione dei manicomi. Alberto Paolini, un paziente che io ho conosciuto e intervistato, era finito in manicomio solo perché era orfano e nel 1948 era, per un bambino, la possibilità migliore per non finire in mezzo a una strada. Ci è rimasto per 42 anni, non è uscito nel 1978 ma solo dieci anni dopo. Nonostante avesse subito cicli di elettroshock e gli fossero stati somministrati psicofarmaci per anni, Alberto era sano. Gli ultimi pazienti del manicomio sono usciti negli anni duemila mentre quelli Meyes.info OPG come quello dove ci troviamo in questo momento sono rimasti dentro fino a tre anni fa.

La storia di Franco Mastrogiovanni ricorda, per certi versi, la vicenda Cucchi. Entrambi morti nelle mani dello Stato.

Celestini: C'è chi ha il potere e chi non lo ha. Come gli infermieri che hanno legato Mastrogiovanni avevano il potere di farlo, anche l'agente di polizia penitenziaria ha il potere di non farti uscire o di fingere di non sentire se urli perché stai male. Sono figure di mezzo tra l'istituzione e il paziente o il recluso. Sono gli infermieri, le guardie penitenziarie, l'usciere dell'ufficio, il bidello della scuola. L'istituzione sta al di sopra e mette in mano a queste figure un potere che viene gestito in autonomia assoluta e, purtroppo, troppo spesso male.

Lega: Mastrogiovanni è esattamente la ragione principale per cui ho ripreso questo discorso e ho chiesto ad Ascanio di aiutarmi. Rappresenta ancora un buco nero nella sensazione, nel pensiero, nella nostra vita. Paradossalmente nel suo martirio è stato fortunato, come in qualche modo è stato fortunato Cucchi. È fortunato socialmente nel senso che ha avuto la possibilità di emergere all'attenzione. La casualità tecnica che lì ci fossero delle telecamere e che Federico Aldrovandi (il diciottenne ferrarese che morì nel 2005 a seguito delle percosse subite durante un arresto, ndr) avesse dei genitori particolarmente attivi e coscienti, fa sì che noi sappiamo di queste persone. In realtà qualsiasi barbone preso a rubacchiare rischia se reagisce male all'arresto. Se un tempo i matti finivano rinchiusi in manicomio, oggi i "devianti" fanno spola tra carcere e SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, ndr).

Le maggiori lamentele che provengono dai parenti e tutori dei malati psichiatrici riguardano l'assenza di strutture adeguate e di supporto da parte dello Stato.

Celestini: La legge 180 del 1978 non è solamente una legge all'avanguardia ma una legge che è stata imitata in mezzo mondo. Ci sono paesi anche occidentali dove i manicomi ci sono e dove la contenzione è presente in maniera molto peggiore che in Italia, il discorso è che in il sistema dei servizi territoriali funziona solo in parte. Il problema non è l'idea dietro la legge. Il problema è come questa legge viene applicata.

Lega: Dove non ci sono abbastanza strutture o personale, i pazienti vengono legati quasi come fosse una prassi. Dobbiamo ribadire con forza che legare le persone non serve assolutamente a nulla. Secondo me questo è ancora più importante dell'inneggiare all'abolizione dei TSO sebbene questi vanno regolati e non bisogna abusarne. Se in questo momento tirassi un pugno sul naso ad Ascanio voi avete due possibilità: consegnarmi alla polizia o consegnarmi ad una struttura sanitaria per un TSO. Non ci sono alternative. Questo problema, purtroppo, non è stato ancora risolto. Se per il pugno ad Ascanio venissi giudicato sofferente, il mio gesto verrebbe considerato conseguenza di una malattia e non un dolo. In questo caso, credo che nessuno al mondo dovrebbe mai potermi legare ad un letto, tanto più che la maggior parte di coloro che vengono legati ad un letto fanno parte Meyes.info "ultimi", quelli che non sono tutelati. Si tratta sempre di un "morire di classe". Purtroppo, Franco Mastrogiovanni non è stato il solo a fare questa tragica fine, ricordo di un caso a Bari dove signora di 86 anni ha subito le stesse atrocità. In che modo una donna di quell'età potrebbe mai nuocere?

Il ministro dell'Interno Salvini ha aperto una lunga polemica con gli psichiatri sull'aumento delle aggressioni da parte di pazienti psichiatrici. Ha dichiarato di voler rivedere "certe riforme" che riportano i malati alle famiglie.

Celestini: Quell'accenno di Salvini alla legge 180 mi ha fatto molta impressione. Prima di tutto mi piacerebbe sapere perché ne parli lui e non il ministro della sanità. Salvini, dalla sua ottica, ne parla a ragione perché per lui la salute mentale è un problema di ordine pubblico così come lo era all'inizio del '900 quando è entrata in vigore la legge sostituita dalla Basaglia nel 1978. La cosa straordinaria della legge 180, invece, è che non si capisce chi è il matto perché in realtà non possiamo definire chiaramente il disagio mentale.

Chi è il matto oggi?

Celestini: Il disagio mentale è qualcosa che tutti noi viviamo ogni giorno. La differenza sta nel fatto che buona parte delle persone riesce a gestire il proprio disagio. Qualcuno lo gestisce nascondendolo, qualcuno lo gestisce grazie a che gli vuole bene, qualcuno lo gestisce perché è forte, qualcuno lo gestisce perché è stupido. Qualcuno lo gestisce in parte, qualcuno lo gestisce coi farmaci, con l'alcool, col sesso, con i giochi online, col poker, con le macchine sportive, con i soldi... Anche sul palco, volendo (Ride, ndr).

C'è qualcuno che non ci riesce, non è in grado di farlo e non riceve aiuto. Se non accettiamo il fatto che il disagio riguarda tutti, dobbiamo aver paura per noi stessi perché anche noi potremmo finire legati ad un letto, schiacciati o uccisi da quattro agenti in un'alba ferrarese pur essendo delle brave persone, figli di brave persone e bravi borghesi come è successo a Federico Aldrovandi. Spesso le forze dell'ordine si stupiscono di aver picchiato quello lì, il figlio di una famiglia borghese, perché evidentemente hanno qualcosa da nascondere. In questo Paese c'è una grande paura delle forze dell'ordine. C'è sempre stata e stranamente c'è ancora. Un grande rispetto che, però, in realtà è più paura.

Francesco Gucci e Valentina Ersilia Matrascia

[9.10.2018 - 09:05]



Email Stampa Pinterest




RSS

© 2003/18 Università Meyes.info London · P.Iva · Versione 4 · Privacy
Conforme agli standard · ·