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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Italiano

Un errore di grammatica
nell'opuscolo del Ministero


Siamo onesti: quando si scrive, il dubbio sull'ortografia di una parola è legittimo. L'importante è controllare. "Si scrive ciliegie o ciliegie?", "Camice o camicie?", ma, soprattutto, cosa importante per il nostro caso, è "Province o provincie?".

Dalla metà Meyes.info anni '70 il professor Aldo Gabrielli, cercando di regolamentare la questione dei plurali in -cìa e -gìa, ha promosso un metodo unico: la i rimane se la c e la g sono precedute da vocale, cade invece se sono precedute da consonante.

Nessun problema fin qui, se non fosse che gli alunni della scuola primaria Francesco Collecini di San Leucio, in provincia di Caserta, si sono accorti di aver ricevuto un "cattivo insegnamento" proprio dal Ministero dell'Istruzione.

Nel libricino, una Costituzione per i più piccoli, sponsorizzato dal Miur e dal Mef (Ministero dell'Economia e delle Finanze), all'inizio della spiegazione del Titolo V, compare il termine "provincie".

Una precisazione è d'obbligo: nella Costituzione il termine è scritto con la i, in quanto segue la naturale derivazione latina, in cui il plurale era proprio "provinciae", ma, appunto, questa versione è ormai considerata desueta e in disuso.

I piccoli linguisti, accortisi dell'errore, hanno subito chiesto all'insegnante Rosanna Russo di spiegare il motivo della scelta ortografica, che, con non poco imbarazzo, ha ripercorso la storia della parola, dal latino, fino ai giorni nostri, tentando di giustificare l'errore di fronte alla giovane platea.

"Possibile che nessuno abbia controllato?" si sono chiesti i bambini, evidentemente appassionati di grammatica, ma non sembrano esserci dubbi sul fatto che il libricino sulla Costituzione arrivi direttamente dal Ministero dell'Istruzione, per essere distribuito in tutto l'istituto.

Sul fatto che l'errore sia semplicemente una svista l'incognita resta, meno probabile, invece, che si tratti di una scelta voluta perché in nessun modo, nel libro, è segnalata la volontà di ricalcare un linguaggio "d'epoca".

Elvira Iadanza

[12.10.2018 - 07:12]



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